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Dizionario della Stampa d'Arte PDF Stampa E-mail

DIZIONARIO E TERMINI D'INTRODUZIONE ALLA CONOSCENZA DELLA STAMPA D'ARTE
a cura di Vincenzo Scozzarella e Claudio Tosti

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Acciaiatura - Acciaio
Tecnica consistente nel ricoprire una lastra da stampa di una sottile lamina di acciaio. La stampa così realizzata è detta anche acciaio e presenta un'alta qualità e nitidezza del tratto. La più alta tiratura ottenibile con questo sistema, lo colloca erroneamente tra le stampe di qualità inferiore.

Acquaforte
E' la tecnica più diffusa, con la litografia, nel panorama dell'incisione antica, moderna e contemporanea. Inventata da Albrecht Dürer verso il 1514-16, l'artista tedesco realizzò in tutto sei acqueforti, fu però intorno al 1527 che, grazie al Parmigianino, fu conosciuta ed apprezzata come mezzo espressivo assolutamente originale e libero da schemi. Il periodo di maggior splendore va, comunque, dal XVII al XVIII secolo. La tecnica prende questo nome dall'acido nitrico, anticamente detto "acqua forte" e ancor oggi utilizzato per incidere lo zinco (l'Acquafortis era in alchimia, “l'acqua mercuriale che scioglieva la materia prima”). Un'incisione all'A. si realizza ricoprendo la matrice, generalmente di rame o zinco, con un sottile strato di cera speciale attraverso la quale è riportato il disegno mediante una sottile punta metallica. La lastra, quindi, è immersa in un bagno acido, detto morsura, che incide esclusivamente i tratti disegnati dall'artista. Ultimata questa fase, la matrice è pulita dalla protezione ed è pronta per la stampa. Questa avviene in cavo con torchio a cilindri. Artisti straordinari del calibro di Rembrandt, Jacques Callot, Israel Silvestre, Dominique Barriere, G. B. Falda, Stefano della Bella, G. B. Tiepolo, G. B. Piranesi, Luigi Rossini, sono solo alcuni degli artefici della grande fortuna della più versatile fra le tecniche incisorie.

Acquatinta
Con l'Acquatinta il mondo dell'incisione, tradizionalmente caratterizzato dalla forza espressiva del tratto e dal contrasto del bianco e nero, scopre il fascino racchiuso nelle "campiture" e nelle tonalità grigie, morbide e più vellutate, fino ad allora quasi sconosciute. Questa tecnica, inventata in Francia nel 1768 da Jean Baptiste Le Prince, prevede una lunga elaborazione e permette di imitare in stampa la pennellata e la trasparenza tipiche della pittura ad acquerello. Raramente è adoperata da sola: i tratti essenziali del disegno, infatti, vengono, in genere preventivamente riportati sulla matrice per mezzo dell'acquaforte e solo dopo questa operazione la lastra, pulita dalla cera protettiva, viene ricoperta da una sostanza resinosa in polvere (colofonia, bitume giudaico, ecc.) fatta aderire per mezzo del calore. Con una speciale vernice si ricoprono, quindi, quelle zone del disegno che, non intaccate dalla morsura, risulteranno bianche in stampa; le aree ricoperte dalla resina appariranno, invece, uniformemente incise, di tonalità grigia più o meno accentuata e possiederanno la trasparenza tipica della pittura ad acquerello. L'A. fu particolarmente amata dal pittore spagnolo Francisco Goya, la cui gran forza icastica emerge appieno nella famosa serie de I Capricci (1799) e si concretizza nel tratto assolutamente libero ma sostenuto, proprio, dalle trasparenti campiture.

Ante Litteram
Prova di stampa limitata all'immagine allo scopo di saggiarne la resa prima della definitiva produzione. L'A.L. è priva di didascalie, titoli e indicazioni di qualsiasi genere. E' indubbia l'estrema rarità.

Barbe
Sbavature presenti sulle incisioni in cavo tipiche delle prime tirature di stampa delle incisioni a bulino e puntasecca.

Battuta
Caratteristico segno lasciato sulla carta dalla pressione della matrice sotto il torchio. La B. può essere più o meno evidente secondo la pressione e la grammatura della carta. Non è presente sulle litografie né sulle tecniche di stampa in piano.

Bulino
Può sembrare un pò meccanica e severa nel segno; può risultare meno vibrante di un'acquaforte o un'acquatinta, ma può giungere a finezze stupefacenti, impensabili per qualsiasi altra tecnica. Proprio la sua caratteristica più evidente, l'estrema precisione del tratto, è alla base della bellezza e della grande fortuna della più classica tra tutte le tecniche incisorie. Tra le prime stampe, certamente datate, la più antica è una Flagellazione, d'anonimo tedesco e risalente al 1446; databile invece tra il 1460 e il 1470 è il Combattimento dei nudi del Pollaiolo, la più antica incisione italiana conosciuta. Un'opera al B. si realizza incidendo direttamente sulla lastra di metallo, generalmente rame o zinco, con lo strumento da cui prende il nome (questo è costituito da un'asticciola quadrangolare in acciaio, dall'estremità tagliata trasversalmente e infissa in un manico di legno a forma di fungo). La stampa avviene in cavo con torchio a cilindri. Questa tecnica, che non permette ripensamenti, conobbe grande fortuna nel Quattrocento, come mezzo "d'invenzione". La adottarono, oltre ai già citati Pollaiolo e Andrea Mantegna, i due grandi artisti tedeschi Martin Schongauer e Albrecht Dürer e, nel Cinquecento e primi decenni dell'Ottocento, fu utilizzato come strumento "di traduzione".

Carta
E' il supporto principale su cui è impressa una stampa. L'invenzione si fa risalire al 105 d.C. in Cina, ma ci vuole circa un millennio per veder nascere a Jativa, vicino Valencia, la prima cartiera Europea. In Italia, la prima di cui si ha notizia, è impiantata in Liguria nel 1235. Quella di Fabriano, forse la più conosciuta, è fondata nel 1276, un anno dopo quella di Bologna. Ancora agli inizi del 1800, era ottenuta dalla macerazione di stracci e sostanze vegetali e fabbricata con procedimenti esclusivamente manuali. L'estrema perizia necessaria per la fabbricazione dei fogli, i tempi di reperimento delle materie prime e la complessità della lavorazione, facevano della C. un prodotto molto caro e alla portata di pochi. Spesso è l'elemento distintivo e caratterizzante di una stampa d'arte, sia antica sia moderna. Dalla C. si può risalire alla datazione di un libro o di una stampa. (v. Vergelle, Filigrana)

Chiaroscuro
“MDXVI die digesima quarta Julii / Serenissimo Prencipe et excellentissimo Senato / Cum sit che io Ugo da Carpi intagliador de figure de legno ... havendo io trovato modo nuovo di stampare chiaro et scuro, cosa nuova et mai più non fatta, et cosa bella et utile ... si degni per sua clemenza concedermi che niuno non possi, nè osi contrafare alcun mio disegno ... humilmente mi raccomando”. Con queste parole, il 14 luglio 1516, il pittore e silografo Ugo da Carpi rivolgeva una supplica al Senato della Serenissima in cui “humilmente” chiedeva gli venissero riconosciuti quelli che oggi definiremmo diritti d'autore, per aver inventato un “modo nuovo di stampare”: il chiaroscuro. Da questa tecnica d'incisione su legno, storicamente, si fa derivare la moderna stampa a colori. Il C. è una tecnica silografica che mira ad ottenere effetti pittorici e chiaroscurali attraverso diverse gradazioni di tono dello stesso colore. Per ottenere questo risultato, oltre alla matrice principale, in cui sono incisi i tratti essenziali del disegno, s'incidono tante tavole quanti sono i passaggi chiaroscurali del colore prescelto dall'artista. La stampa avviene sovrapponendo, con estrema precisione, le immagini (e i toni) delle diverse matrici e si realizza con torchio verticale. Tra i C. realizzati da Ugo da Carpi, tutti di traduzione, ricordiamo lo splendido Diogene, tratto da un disegno del Parmigianino, databile intorno al 1527. Per realizzare la stampa a colori è sufficiente sostituire alle matrici colorate con varie tonalità, altrettante con colorazioni diverse, tenendo presente che la tavola principale, con i tratti essenziali del disegno, sarà stampata in nero.

Cromolitografia
Metodo di stampa per ottenere litografie a colori. Si utilizzano due o più pietre litografiche inchiostrando ciascuna con un colore diverso.

Datazione
La Datazione delle opere a stampa, non sempre facile, è composta da una serie di variabili riferite all'edizione, alla carta, alla filigrana, all'autore e, principalmente, alla ormai ampia bibliografia esistente. (v. Edizione)

Disegnatore
Nel campo dell'incisione è colui che ha realizzato il disegno preparatorio della matrice di stampa. Può coincidere o no con l'incisore e il suo nome si trova generalmente stampato in basso a sinistra dell'immagine. (v. Iscrizioni)

Editore
Nelle incisioni antiche è identificato quasi sempre con il proprietario delle matrici di stampa e con colui che curava la commercializzazione delle opere. L'E. spesso commissionava le matrici o le acquisiva dai legittimi proprietari e sovrintendeva od operava direttamente alla fase di stampa. L'Abate olandese Pierre Mortier, spesso erroneamente definito incisore, era in realtà un E. che, per stampare la grande veduta di Frascati nel 1704, ne aveva acquistato i rami prodotti nel 1660 ca. dagli eredi di Blaeu. Nel XVII e nel XVIII secolo l'E. era, a ragione, considerato parte fondamentale della divulgazione delle opere. Intere famiglie e dinastie erano dedite all'editoria. La famiglia De Rossi, attiva a Roma, ha ininterrottamente prodotto dal 1603 al 1738, anno in cui l'intera produzione della stamperia, circa 9000 pezzi, fu ceduta allo Stato Pontificio che costituì l'archivio denominato Calcografia Camerale, poi Regia e oggi Calcografia Nazionale con sede in Roma. Spesso l'indicazione dell'E. permette di risalire con certezza all'epoca di una determinata stampa.

Edizione
Definisce il nome dell'autore, il luogo e l'anno di stampa delle opere realizzate in una sola volta da un'unica matrice. Raramente l'anno d'E. è riportato sulle singole stampe. Provenendo la maggior parte delle immagini da volumi o rilegature in cartella, per la datazione si fa riferimento all'anno di stampa riportato generalmente sul volume stesso. Questo, molto spesso, è l'unico riferimento per la precisa collocazione temporale. Dalla data d'E. si risale anche alla determinazione di tirature tarde o postume.

Filigrana
Particolare disegno visibile su un foglio di carta visionato in controluce, la F. era ed è un segno distintivo della Cartiera. Anticamente era ottenuta unendo dei sottilissimi fili metallici che formavano il disegno voluto e che erano poi sistemati nella forma o nel rullo per la fabbricazione della carta. Quando presente, è un segno distintivo che permette di risalire con certezza all'anno di fabbricazione della carta o della tiratura e realizzazione dell'opera stampata.

Filoni (v. Vergelle)

Fotoincisione (e Fotolitografia)
Stampa calcografica ottenuta da una lastra di metallo incisa per mezzo di strumenti fotomeccanici. La fotoincisione fu sperimentata per la prima volta nel 1827 e a questa seguì, nel 1854, la fotolitografia. In queste tecniche di stampa il disegno non è eseguito a mano sulla matrice, ma ottenuto mediante riproduzione fotografica su uno strato di vernice sensibile, steso sulla lastra.

Impressione
Termine usato per indicare la qualità più o meno elevata dell'inchiostratura o della nitidezza di una stampa. Una buona I. di stampa presuppone l'uso di buoni materiali e di abilità da parte dello stampatore. Migliore è l'I. maggiore è il valore dell'opera. (v. Tiratura)

Incisione (o stampa) in piano
Sono definite incisioni in piano la litografia e zincografia che, pur non comportando un reale processo incisorio - la matrice, infatti, rimane “piana”, non scavata - consentono di ottenere delle stampe. La stampa avviene con uno speciale torchio litografico.

Incisione (o stampa) in rilievo
L'antica xilografia, la moderna linoleografia (su tavolette di linoleum), la poco diffusa acquaforte in rilievo, sono alcune delle tecniche incisorie che si realizzano “in rilievo”. In fase di stampa, infatti, mediante un apposito rullo, vengono inchiostrati esclusivamente i segni (o le aree) in rilievo. Le parti asportate dall'incisore con il coltellino, bulino o altri strumenti, risulteranno dopo la stampa, bianche. Questa avviene con torchio verticale o tipografico.

Incisione originale
e di traduzione
L'intera produzione di stampe, a tutt'oggi realizzata, può essere suddivisa in due grandi gruppi: le incisioni originali (o d'invenzione) e le incisioni di traduzione (dette anche d'apres). Si definisce originale un'incisione quando il creatore del soggetto, l'invèntor, e l'incisore sono la stessa persona; di traduzione quando l'incisore riproduce opere, dipinti, disegni, talvolta sculture, d'altri artisti a scopo divulgativo. Tra le tecniche predilette dall'incisore originale ricordiamo l'acquaforte, l'acquatinta, la poco diffusa ceramolle, la xilografia e, dagli ultimi anni del Settecento, la litografia. Va rilevato che nel mondo della grafica contemporanea, nella prima metà del Novecento, a causa dei numerosi falsi stampati, unitamente all'enorme numero di fotolitografie circolanti, il Comitè de la Gravure francese intervenne a tutela delle incisioni “originali” per distinguerle da tutte quelle opere che non fossero state eseguite secondo le regole della "ortodossia". Il testo era così articolato: “Stampa originale è ogni prova impressa, generalmente su carta, da una matrice, tradizionalmente in legno, metallo o pietra, lavorata direttamente dall'artista, in modo che il tratto inciso o lasciato in rilievo o comunque altrimenti reso ricettivo dell'inchiostro trasporti sul supporto finale, attraverso una più o meno complessa operazione di stampa, l'immagine originale concepita dall'artista proprio per questo scopo”. Nel campo delle stampe antiche, il termine originale, nell'accezione comune, è solitamente affiancato al termine d'epoca ed indica in maniera inequivocabile chel'immagine stampata risale effettivamente all'epoca conosciuta di stampa. E' bene ricordare che, anche nelle stampe antiche così come in quelle moderne, si deve parlare di multipli, in altre parole di più esemplari identici stampati dalla stessa matrice. Ogni singolo esemplare è considerato originale. (v. Tiratura).

Incisore
E' colui che ha inciso la lastra per la stampa. Per estensione è accettato il termine anche per il litografo. Il suo nome si trova stampato generalmente in basso a destra dell'immagine. (v. Iscrizioni)

Iscrizioni
Le scritte che spesso compaiono sul margine inferiore delle stampe antiche. Oltre ad illustrare il soggetto o il titolo dell'opera incisa, indicano di solito il nome dell'incisore, quello dell'ideatore del disegno e, in alcuni casi, quello dell'editore. E' inoltre frequente che le immagini fossero dedicate a nobili o ecclesiastici. Le sigle che più frequentemente s'incontrano sono: - inc.(idit), sc. o sculp.(sit), fac.(iebat), f. o fec.(it), celavit, per l'incisore; - delin.(eavit), inv.(enit), pinx.(it), dis.(egnavit), per l'inventore; - exc.(udit), div.(ulgavit), imp.(ressit), apud, formis, typis, presso, chez per l'editore o lo stampatore. - restituit, redditit indica che l'editore o lo stampatore ha effettuato ritocchi sulla lastra. - cum privilegio ..., è la concessione a pubblicare le stampe come un marchio depositato. - D.D.D. donat, dedicavit, dicat Tre iniziali dei verbi che possono chiudere la dedica. Questo tipo di scritte non compare quasi mai prima degli anni '20 del XVI secolo. Prima di questo periodo gli artisti utilizzano, come firma, un monogramma.

Lastra
La matrice di metallo usata per le incisioni.

Lavis
Stampa calcografica che tende ad imitare il disegno acquerellato. La lastra di metallo è incisa direttamente con un pennello imbevuto d'acido. La stampa ottenuta presenta leggeri toni grigi, che si accentuano solo nelle zone maggiormente incise più profondamente.

Linoleografia
Tecnica di stampa simile alla xilografia in cui si utilizza come matrice una tavoletta di linoleum. Gli strumenti utilizzati sono i medesimi che per l'incisione su legno. E' stata adottata, tra gli altri, da Pablo Picasso e da Mino Maccari; ancora oggi è piuttosto diffusa.

Litografia
Oltre che su legno e su metallo, è sulla pietra che si realizza l'incisione finalizzata alla stampa. Questo procedimento, inventato a Monaco da Aloys Senefelder nel 1798 e che suscitò moltissime polemiche al suo apparire nel mondo dell'ortodossia incisoria, non prevede una vera e propria incisione della matrice, al contrario di quanto avviene nella xilografia e calcografia. L'artista, infatti, esegue il disegno sulla lastra in pietra servendosi di una matita grassa o d'appositi gessetti o inchiostri (litografici). La matrice, quindi, è trattata con una soluzione diluita di acido nitrico e gomma arabica, che non intacca la pietra, che rende le parti non disegnate igroscopiche e repellenti all'inchiostro. Adottata già nei primi anni dell'Ottocento da artisti come Goya, Gericault e Delacroix, verso la metà del secolo, la litografia conobbe grandissima fortuna presso un gran numero di pittori che ne apprezzarono, innanzitutto, la grande versatilità e rapidità di esecuzione, come l'inglese Edward Lear che nel 1841, durante il suo soggiorno in Italia realizzò le Vedute di Roma e dei suoi dintorni. Autentico cultore fu Honorè Daumier, autore, tra il 1830 ed il 1879, di circa 4.000 litografie e, tra gli impressionisti spicca la notevole produzione di Henri de Toulose-Lautrec, caratterizzata in gran parte da personaggi ed ambienti del mondo dello spettacolo. Tra gli artisti che nel XIX secolo maggiormente si sono dedicati con notevoli risultati alla litografia ricordiamo Karl August Lindemann-Frommel, Felix e Philippe Benoist. Tuttora è diffusissima.

Maniera Nera
Inventata da Ludwig von Siegen nel 1643 come mezzo di traduzione, è la più difficile di tutte le tecniche incisorie e richiede, inoltre, una lunghissima pratica. Consente di ottenere, però, unica nel suo genere, tonalità varie e vellutate che permettono di realizzare, in stampa, passaggi chiaroscurali simili a quelli pittorici. Per quanto riguarda l'aspetto squisitamente tecnico, è una pratica incisoria che si realizza su metallo: la matrice viene “preparata”, incidendola in tutte le direzioni, con una serie di appositi strumenti, tra questi il più diffuso è il “rocker”, sorta di pettine con denti di acciaio, creando così una fitta rete di segni che in fase di stampa la renderebbero, appunto, completamente nera. Dopo questa fase, si riporta il disegno schiacciando la grana dei segni incisi con strumenti idonei come il brunitoio e il raschiatoio ed intervenendo, all'occorrenza, con il bulino o la puntasecca. La stampa avviene in cavo, con torchio calcolgrafico. Si diffonde particolarmente in Inghilterra tra il XVIII ed il XIX secolo; in Italia Luigi Calamatta (1801-1869) fu uno dei suoi più apprezzati interpreti. Da allora è poco utilizzata; nel nostro Paese uno dei suoi cultori è il fiorentino Costante Costantini.

Margine
La parte di foglio non inciso che circonda l'immagine. Dal 1400 al 1600 il M. era spesso minimo anche e soprattutto per il proibitivo costo della carta. La rara incisione del 1663 di Frascati di W. Blaeu possiede M. destro e sinistro ridotti al minimo. La stessa incisione edita da P. Mortier nel 1704, ha invece quattro ampi e splendidi margini di circa dieci centimetri. Il M. conservato e integro influisce notevolmente sul valore di una stampa. Se la rarità della stampa lo giustifica, abili restauratori possono ripristinare il margine mancante o deteriorato.

Matrice
E' dalla matrice che nasce la stampa. Questa prende vita da tavolette di legno (xilografia), lastre metalliche (calcografia) o di pietra (litografia) e, comunque, da qualsiasi materia atta a ricevere inchiostro. Su di essa l'artista crea la sua opera; egli interviene incidendo in maniera "diretta" con il bulino, il coltellino o con altri strumenti, oppure in maniera "indiretta", generalmente mezzi chimici (acidi). Le incisioni così ottenute si possono suddividere in tre tipi: incisioni in rilievo, incisioni in cavo, incisioni in piano.

Mezzotinto
(v. Maniera nera)

Monogramma
Sigla generalmente composta dalle iniziali del nome e del cognome dell'Autore e usata solitamente come firma incisa direttamente nell'immagine. Si ritrova spesso nelle incisioni di Dominique Barriere e, più anticamente, in quelle di Durer.

Monotipo
Il monotipo non è una vera e propria tecnica incisoria. Inventato verso il 1640 dal pittore ed incisore genovese G.B. Castiglione, non prevede alcuna morsura della matrice; questa viene infatti preparata con vernici o inchiostri e quindi stampata premendo un foglio sul quale resta impressa l'immagine. Dal M., come indica lo stesso termine, è possibile, normalmente, ottenere un solo esemplare. Questa tecnica fu adottata alla fine del XIX secolo da Degas e Gaguin e trova tuttora un discreto riscontro. La splendida litografia colorata ad acquarello e tempera di “Theodora la Frascatana” è considerata un monotipo.

Morsura
S'intende il bagno acido, più o meno lungo, a cui si sottopone la matrice in metallo per ottenere l'incisione dei tratti disegnati. Quando la lastra viene immersa una sola volta la M. così ottenuta si definisce “piana”. La M. “per coperture”, inventata verso la fine del Cinquecento da Federico Barocci, consiste nell'immergere più volte la matrice nel bagno acido, ricoprendo di volta in volta quelle zone del disegno che, in stampa, si vuole appaiano più chiare; si ottengono in tal modo pregevoli effetti chiaroscurali e prospettici.

Niello
“Questo si disegna con lo stile su argento, che sia piano, e si intaglia col bulino, ch'è un ferro quadro...”. Con queste parole Giorgio Vasari, dalle pagine delle Vite, ci informa sull'antichissima pratica del niello. Secondo lo storico fiorentino, da tale tecnica, grazie al maestro orafo Maso Finiguerra, nella prima metà del Quattrocento, sarebbe nata l'incisione calcografica. Per N. si intende un'antichissima tecnica usata dai maestri orafi per decorare i metalli, soprattutto l'argento. Le linee incise mediante un bulino venivano riempite da uno smalto di colore nero, dal latino medievale nigellum. La lastra era quindi lucidata ed il disegno, scuro, risaltava sul fondo, chiaro, del metallo.

Numerazione
Questa consuetudine fu introdotta nel XX secolo e consiste nell'apporre una numerazione progressiva agli esemplari di una tiratura. La numerazione, generalmente riportata a matita in corrispondenza di uno dei due angoli inferiori della stampa, è espressa con due cifre: la prima indica il numero progressivo della tiratura, la seconda il totale della medesima (ad es.: 30/100 vuol dire che si tratta del foglio n. 30 di una tiratura di complessivi 100 esemplari). Va aggiunto che della stessa opera, spesso, sono effettuate tirature sia in numeri arabi che romani, sia con le lettere dell'alfabeto. (v. Tiratura)

Oleografia
Tecnica di stampa litografica a colori su un supporto cartaceo a grana evidente, che imita la pittura ad olio. Usata comunemente a cavallo tra l'800 e il '900 principalmente per soggetti sacri.

Opus Interrasile
Si tratta di un'antica tecnica, in voga agli inizi del XV secolo, che media il passaggio dall'incisione silografica a quella al bulino. Consiste nell'incidere l'opera su una lastra metallica, alta 2-3 millimetri, mediante bulino e punzoni. La particolarità dell'opus interrasile sta nel fatto che le lastre così incise erano utilizzate spesso come rivestimento di copertine di libri od ornamento d'arredi sacri. Tra le rarissime stampe esistenti, tutte tirate in rilievo, vanno ricordate una Vergine, datata 1418, conservata presso il Cabinet des Estampes di Bruxelles, ed una SS. Trinità, della prima metà del XV secolo, di proprietà dell'Istituto Nazionale per la Grafica.

Ossidatura
Processo chimico degenerante della carta che si presenta con macchie di colore marrone, più o meno intenso e di forma quasi sempre vagamente circolare. L'O. è assimilata alla ruggine dei metalli. Allo stesso modo che sul metallo, in mancanza d'interventi di restauro, può determinare il deterioramento irreversibile della carta.

Passpartout
Foglio di carta, di cartoncino o di tela posto intorno alla stampa per valorizzarla e proteggerla. Il P ha caratteristiche chimiche precise. I migliori e più indicati devono essere a Ph neutro, ovvero non contenenti nell'impasto solventi o colle che a lungo andare possono danneggiare la carta dell'opera.

Peintre-graveur
Il peintre-graveur è l'artista che inventa l'opera e la traduce in incisione. Così Adam Bartsch definì, per la prima volta, nei volumi del suo Le Peintre-Graveur del 1803, il pittore-incisore tedesco Martin Schongauer. Al di là della fase "meccanica", il trasporto del disegno sulla matrice e la successiva fase di stampa, per il P. G. l'aspetto più importante dell'incisione risiede proprio nell'invenzione del soggetto. L'inventor, è, infatti, la tipica espressione della cultura rinascimentale che riteneva l'arte espressione eminentemente mentale e non manuale. Nella metà dell'ottocento, la pittura da "arte meccanica" è elevata al rango di "arte liberale".

Puntasecca
La rapidità e la relativa semplicità nell'esecuzione, occorrono però grande decisione ed estrema sensibilità, sono le principali caratteristiche della puntasecca, una tra le più diffuse tecniche incisorie. Si realizza incidendo direttamente la lastra metallica con una punta d'acciaio o pietra preziosa che, a differenza del bulino, non ne asporta il metallo, ma solleva i bordi del segno, dando origine a due rialzi detti barbe, ai quali si devono i caratteristici toni vellutati delle stampe. Queste si realizzano in cavo, col classico torchio a cilindri e la tiratura, generalmente contenuta tra le 10 -20 buone copie, fa sì che le stampe a P. risultino trale più ricercate e preziose nel vasto mondo della grafica. Adottata già da Durer agli inizi del Cinquecento, è con Rembrandt, verso la metà del Seicento, che conosce una notevole diffusione, seppur fusa con altre tecniche come il bulino e l'acquaforte. Fu molto amata in Italia agli inizi del Novecento ed è ancora molto diffusa.

Punteggiato
Il punto è il mezzo espressivo adottato in quelle che, genericamente, sono definite “maniere punteggiate”. Utilizzato da sempre nel mondo dell'incisione, può essere ottenuto sia in maniera diretta, per mezzo del bulino, della puntasecca o di altri strumenti idonei, sia in maniera indiretta per mezzo dell'acquaforte. Questa tecnica, attualmente in disuso, fu utilizzata già agli inizi del Cinquecento da Giulio Campagnola e conobbe grande diffusione tra XVIII e XIX secolo anche grazie all'opera di Francesco Bartolozzi, inventore, tra l'altro, di uno strumento apposito per ottenere il P. denominato rotella.

Rame
Il metallo più usato per matrici di stampa. Il termine indica convenzionalmente anche le stampe ottenute con questo sistema.

Rarità
Il termine indica generalmente la presenza in collezioni pubbliche, private o sul libero mercato, di una determinata stampa. Minore è la presenza, maggiore è la rarità. La rarità è indiscutibilmente associata anche allo stato di conservazione e alla qualità.

Stampa a Colori
(v. Chiaroscuro)

Stampatore
E' colui che tecnicamente inchiostra la matrice di stampa e produce l'immagine stampata. Questa fase è determinante per sfruttare al meglio la matrice incisa ed ottenere quindi la qualità e la definizione così come volute dall'Incisore della lastra. Sovente, proprio per assicurarsi del risultato, l'Incisore prendeva parte personalmente anche alla fase d'inchiostratura e stampa.

Stato
Con questo termine s'intendono le correzione e le variazioni - autografe o non - portate alla composizione già stampata, tramite aggiunta o cancellatura di firme, monogrammi o indirizzi di editori, graffi accidentali, riduzione della lastra. Ognuno di questi fattori determina uno S.. L'indicazione è accompagnata da un numero, I, II, III, IV ecc.. Ad esempio le stampe delle Fontane di G. B. Falda che riportano l'aggiunta di una numerazione in basso a destra sono da considerarsi uno S. successivo. Nel caso specifico la numerazione fu aggiunta per tirature postume. Incisioni terminate e mai più ritoccate si intendono in unico S.. Questa pratica, utilizzata più frequentemente con l'acquaforte, determina spesso il valore e l'importanza della stampa.

Tecnica mista
L'uso di più tecniche associate d'incisione. Il grande Rembrandt utilizzava spesso la puntasecca insieme all'acquaforte. La stampa “Ritratto dell'artista che disegna alla finestra” è realizzata usando puntasecca, acquaforte e bulino.

Tiratura
S'intende la quantità complessiva (numeri arabi, romani, prove di stampa, prove d'autore, prove fuori commercio, ecc.) di stampe eseguite, dichiarate o no dall'autore e/o dall'editore. Al termine si può affiancare l'aggettivo coeva, tarda, postuma. Per le stampe antiche è difficile definire la tiratura numerica in quanto nessuna incisione conosciuta è accompagnata dal numero di esemplari realizzati. Generalmente questa si desume dalla tecnica di stampa, dalla diffusione dell'opera e dall'importanza dell'artista. Si può tentare di attribuire termini numerici approssimativi alla T, secondo la tecnica di stampa: -Matrici realizzate ad acquaforte possono tirare circa 80/120 esemplari; -Matrici xilografiche meno di 100; -Matrici a bulino 60/90; -Matrici ad acquatinta meno di 50; -Matrici a puntasecca 10/20 -Pietre litografiche e matrici acciaiate 200/300. Naturalmente le stampe migliori e più pregiate sono le prime tirate dalla matrice e realizzate nel primo stato. Si distinguono, anche senza la necessità di paragonarle tra loro, per nitidezza e definizione. Prescindendo dalla valenza dello Stampatore, i primi esemplari realizzati da una qualsiasi matrice, sono sempre ricchi di contrasti e carichi d'inchiostro. I neri sono assoluti e i bianchi candidi. Le linee, specialmente quelle molto sottili, sono ben evidenti e marcate. Man mano che si sfrutta la matrice, la tiratura diventa stanca e inizia a perdere contrasto e definizione. Molti tratti spariscono e la velatura generale tende al grigio. Ciò significa che, il numero di esemplari realizzati di una determinata stampa può, a scelta dell'Autore o dello Stampatore o dell'Editore, essere comunque inferiore o superiore a quello tecnicamente ottenibile. Anticamente, la scelta di ottenere immagini gradevoli e ben stampate era subordinata talvolta alla richiesta di mercato e alla volontà del proprietario della lastra. (v. Rarità)

Vergelle - Filoni
Serie di righe, orizzontali o verticali, paragonabili alla filigrana, visibili in trasparenza sul foglio di carta. Le V. e i F. sono caratteristiche della carta usata fino ai primissimi anni del 1800. La spaziatura, la dimensione e la definizione possono aiutare a stabilire il periodo di produzione della carta e, quindi, della data di stampa con buona approssimazione.

Vernice Molle
E' una variante dell'acquaforte, inventata verso la metà del Settecento, che consente di ottenere in stampa l'effetto di un disegno realizzato a carboncino o matita. La matrice in metallo è preventivamente ricoperta da una speciale vernice e da un foglio di carta velina, sul quale l'incisore disegna con una comune matita. La vernice che in tal modo rimane attaccata alla carta, scopre la lastra solo nei punti che saranno incisi dalla morsura. La stampa si realizza in cavo con un torchio calcografico a cilindri. Questa tecnica è spesso associata ad altri sistemi incisori.

Xilografia ( o Silografia)
Da una tavoletta di legno, alta circa un paio di centimetri, quasi seicento anni fa, nasceva la xilografia, la più antica, e forse più affascinante, fra tutte le tecniche incisorie. Alcune incisioni, di scuola tedesca, si fanno risalire alla fine del XIV secolo, ma la più antica stampa, certamente datata, è un San Cristoforo del 1423, della John Rylands Library di Manchester; a questa si può affiancare la cosiddetta Madonna del Fuoco, conservata nel duomo di Forlì e databile tra il 1420 ed il 1430. Si realizza incidendo l'immagine disegnata sulla matrice di legno con un coltellino, mediante il quale si isolano i bordi del segno che verrà, successivamente stampato. Per scavare zone più ampie, che in fase di stampa risulteranno bianche, si adoperano le sgorbie e le caprette. La stampa avviene in rilevo, mediante un torchio verticale. La grande stagione dell'incisione su legno si colloca tra il XV e la prima metà del XVI secolo. In Germania la X. tocca vertici forse mai più raggiunti, prima con Michael Wolghemuth e Wilhelm Pleydenwurff , autori della grandiosa Cronaca Universale del 1493, quindi con Albrecht Dürer, che all'incisione su legno dedica, al pari della pittura, l'intero arco della sua vita artistica. Attualmente è poco utilizzata.


 
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